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Speciale The Help, un’appassionante storia al femminile, nelle sale cinematografiche dal 20 gennaio.

Incontro con Kathryn Stockett, l’autrice del libro da cui è tratto l’omonimo film.

Incontriamo una giovane signora, di splendido aspetto e dai modi gentili e dolci. Ma dopo qualche battuta, ci si accorge subito che Kathryn Stockett – autrice del best seller The Help - è una donna con le idee molto chiare, forte e tenace, e anche molto spiritosa.

Le abbiamo fatto qualche domanda a proposito del suo libro, che è un inno alla solidarietà e all’intraprendenza femminile. Un esempio di impegno e di volontà, e di come sia possibile per tutte le donne, anche le più svantaggiate, riuscire a realizzare le proprie ambizioni, superando stereotipi e ingiustizie.
Una storia che mette a fuoco un tema cruciale per il nostro progetto futuro@lfemminile,  ovvero la possibilità di superare le barriere dei pregiudizi e il conformismo per costruire una società più equa e migliore .Con un pizzico di coraggio e la forza di crederci. Fino in fondo.
Ecco che cosa Kathryn ci ha raccontato.


Skeeter, una delle protagoniste del romanzo e del film, è una giovane scrittrice. Quanto si è identificata con lei? Come capita a tanti scrittori di voler assomigliare ai propri personaggi, anche a me piacerebbe essere un po’ come Skeeter, che è una donna estremamente coraggiosa per i tempi in cui è ambientato il romanzo. Non solo, Skeeter, oltre a essere una figura positiva che lotta per la giustizia, è anche una giovane molto ambiziosa, spinta dal desiderio di realizzarsi nel lavoro e affermare la propria indipendenza dai modelli stereotipati della sua società. Oggi, invece, per molti aspetti è tutto molto più semplice: diritti ormai acquisiti, convenzioni sociali in buona parte superate.


Come è andata questa prima avventura letteraria? Ho impiegato cinque anni a scrivere il libro, perché nel frattempo ho avuto una bambina e mi sono sposata. Non avevo molta fretta in realtà. Poi ho ricevuto 45 rifiuti da parte degli editori e altre 15 lettere che non ho avuto il coraggio di aprire... Anche  se devo ammettere che si trattava di rifiuti ragionati. Così, prima di arrivare alla stesura finale, sono tornata indietro sui miei passi molte volte, aggiungendo particolari e personaggi, limando dove necessario. Ma nonostante le delusioni, poter rivedere le cose più volte è stato importante: se fosse stato accettato subito, probabilmente non sarebbe stato un buon libro. Non solo, ho anche potuto avvalermi di suggerimenti fondamentali: non è stato facile, infatti, per una donna bianca, dar voce alle donne nere di quei tempi.

Quanto è stata coinvolta nella sceneggiatura e nel casting? Pochissimo, per fortuna! Essendo infatti sceneggiatore e regista Tate Taylor, uno dei miei migliori amici d’infanzia, mi fidavo ciecamente. Le uniche due condizioni che ho posto sono state che il film fosse girato in Missipipi e che un personaggio fosse interpretato da un’attrice amica di Tate, che mi ha aiutato tantissimo in occasione delle letture del libro durante il tour di promozione.


Il film è uscito quando è diventato presidente degli Stati Uniti Barak Obama. Che cosa ne pensa di questa “coincidenza”? L’elezione di Obama è la prova del cambiamento non solo negli Stati Uniti, ma ovunque. Sono entusiasta. Queste elezioni hanno rotto tante barriere. Anche se il razzismo c’è ancora.
 

Nel libro e nel film, il profondo legame che si instaura tra le protagoniste è l’asso vincente che consente loro di portare a termine un progetto “temerario”. Oggi su cosa possono o devono contare le donne per essere vincenti? È importantissimo che le donne continuino a supportarsi a vicenda, sempre. Invece spesso, nei luoghi di lavoro per esempio, si vedono donne in competizione tra di loro, che però di rado raggiungono posizioni ai vertici. Ciò non significa necessariamente agire contro gli uomini. Nel libro le donne vincono perché non si sentono vittime. Se ci si sente tali, infatti, ci si mette automaticamente dalla parte del problema.
 

Anche nel prossimo libro si parlerà di solidarietà femminile? Il prossimo libro è ambientato negli anni Venti, un periodo cruciale della storia americana, in cui le donne avevano appena avuto il diritto di voto e cominciava la loro emancipazione. In questo contesto, le donne – che fino ad allora erano assolutamente dipendenti dai mariti e avevano un ruolo sociale in quanto “mogli di” – si trovano a dover affrontare tutto da sole pur senza avere competenze specifiche.


Nel film, la protagonista fa una domanda che si potrebbe rivolgere anche oggi a molte tate, e cioè che cosa si prova ad allevare i figli altrui, “abbandonando” i propri?  Credo che ogni donna si trovi ad affrontare il conflitto interiore che nasce quando lascia ad altri i propri figli da accudire. Ma sono le motivazioni che inducono questo comportamento a fare la differenza: se una mamma lascia i figli alla tata perché va a lavorare, rappresenta sicuramente un buon esempio. E ciò vale anche per le tate stesse, costrette a lasciare i propri bambini alle nonne per allevare quelli degli altri: questo è il loro lavoro. La realtà, come dice Kathryn, è che indipendentemente dal lavoro che si fa o dalla nazionalità, a tutti piacerebbe stare di più con i propri figli.


Il libro ha ricevuto molte critiche, ma anche riscosso un grande successo. Da cosa sono dipesi? Le critiche hanno riguardato soprattutto il comportamento e il linguaggio che ho attribuito alle protagoniste nere. Per quanto riguarda il successo, penso che dipenda dal fatto che probabilmente è una storia che va oltre i confini e che riguarda temi ancora oggi di attualità, come il conflitto di classe o l’affermazione sociale delle donne, anche le meno fortunate.


È stata influenzata dai celeberrimi libri sul razzismo? I libri più importanti sull’argomento sono stati scritti nel periodo stesso in cui avvenivano i fatti, trattando per lo più dell’aspetto politico dei diritti civili e facendo emergere quasi esclusivamente il punto di vista maschile. Perciò ritengo che l’influenza di questa letteratura sia stata minima.


“Questo libro, e naturalmente poi anche il film, rappresenta un bellissimo esempio di coraggio e solidarietà femminili” commenta Roberta Cocco, responsabile di futuro@lfemminile, l’iniziativa di responsabilità sociale di Microsoft Italia. “Valori chiave anche per il nostro progetto, che mira ad abbattere il gender gap e favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia grazie agli strumenti offerti dalla tecnologia. Conoscere Kathryn Stockett è stata una splendida occasione per condividere riflessioni intorno a questo tema, constatando ancora una volta che il primo passo per ottenere ciò che si vuole e superare barriere è crederci fino in fondo”.

TRAMA DEL FILM
Mississippi, anni 60. Skeeter è una ragazza della buona società bianca che rientra a casa, dopo gli anni passati al college, determinata a diventare una scrittrice. Ma è grande la sorpresa nella cerchia delle sue amicizie – e in una cittadina del Mississippi di quel tempo – quando lei decide di cominciare intervistando le donne nere che hanno speso la loro vita lavorando nella servitù delle più importanti famiglie del sud. Aibileen, la governante, ed amica, di Skeeter, è la prima ad iniziare, con il disappunto degli esponenti della comunità nera locale. Skeeter, che vede vacillare le personali amicizie di una vita, ed Aibileen sono però fermamente decise a continuare la loro collaborazione, nonostante tutto. Anche grazie all’aiuto di Minny, un’altra governante afro-americana amica di Aibileen, lavoreranno segretamente a un progetto che scuoterà la società di Jackson, divisa ancora tra bianchi e neri a causa delle tensioni razziali.
 

  

 

 

 

 

 

 

 

APPROFONDIMENTI


Discorso di Mario Monti
Guarda il video del discorso di Mario Monti ospite a “Che tempo che fa” l’8 gennaio 2012

La conciliazione tra lavoro e famiglia
Sono circa 15 milioni 182 mila (il 38,4% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) le persone che nel 2010 dichiarano di prendersi regolarmente cura di figli coabitanti minori di 15 anni, oppure di altri bambini, di adulti malati, disabili o di anziani.
Le donne sono coinvolte in questo tipo di responsabilità di cura più spesso degli uomini (42,3% contro il 34,5%) e anche per questo risulta più bassa la loro partecipazione al mercato del lavoro. Tra le madri di 25-54 anni, la quota di occupate è pari al 55,5%, mentre tra i padri raggiunge il 90,6%.
La mancanza di servizi di supporto nelle attività di cura rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno di 204 mila donne occupate part time (il 14,3%) e per l’ingresso nel mercato del lavoro di 489 mila donne non occupate (l’11,6%). (Fonte: Istat, Report Conciliazione tra lavoro e famiglia, 2011)

Digital Democracy
Per favorire la partecipazione femminile alla vita politica, futuro@lfemminile insieme al Comune di Firenze ha promosso il corso Digital Democracy. Nel mese di dicembre 2011 si è svolto il primo corso. Per saperne di più clicca qui

Dati su donne nei CDA e PA
È del 28 giugno 2011 la legge Golfo Mosca sulle “quote rosa”, che prevede che i consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015. Leggi gli articoli su www.repubblica.it, www.ilsole24ore.com