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Maternità a lavoro

Nessuna delle donne degli anni Sessanta lavora: nella loro vita il ruolo predominante è quello di moglie e madre. Si parla di maternità e dei vari modi di intenderla, nella sospensione tra il desiderio di essere madre e il diritto di abdicare a questo ruolo per poter decidere liberamente del proprio destino e della propria sessualità.
Grida isteriche e sfoghi di insofferenza sono interrotti a intervalli regolari dai primi dolori della partoriente (Beatrice), le cui urla sembrano tattiche, quasi a chiedere di cessare per un momento le ostilità.
Con i racconti delle loro vite e dei loro rapporti di coppia, le tre amiche spaventano Beatrice, che scoppia a piangere: «Ma è tutto così brutto! Ma come faccio a fare un bambino adesso? Se penso che voi siete così infelici… che alla fine va tutto male…». Le altre cercano allora di rassicurarla dicendo che «avere un bambino è la cosa più bella che c’è al mondo», ma non ne sembrano tutte convinte.
Dai discorsi delle donne emerge una grande amarezza: insoddisfatte e frustrate, tutte cercano qualcosa altrove, in un libro, in un’altra casa, in un altro letto. Se sbagli tutto, dice Sofia, sono necessarie due case, una per fare la madre e un’altra per fare l’amore.
Fin dall’inizio Gabriella, che ha rinunciato alla carriera di pianista per la sua famiglia, dice di provare rabbia perché sente di essere nata per qualcosa di più che stare a casa ad aspettare il marito, mentre Sofia pensa che «forse tutto sarebbe andato meglio se avessi potuto lavorare, avere un’occupazione, far funzionare il cervello su altre cose… magari avrei anche sopportato la mancanza d’amore e non sarei andata a caccia di amanti». Ma poi subito la domanda di Claudia: «E i bambini a chi li avremmo lasciati? E la casa?». «Alle baby sitter, le hanno inventate per questo», risponde secca Sofia.
Se le quattro donne degli anni Sessanta hanno fin troppo tempo libero a disposizione, annoiate e frustrate per aver rinunciato alle proprie aspirazioni per la famiglia, le figlie faticano a trovare qualche ora per andare a trovare le proprie madri.