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Figlie e madri

All’inizio del film le quattro donne si preparano alla partita a carte versandosi il thè mentre, nell’altra stanza, le loro bambine giocano “alle signore”: «Sono così carine, giocano a essere noi. Si sono vestite da donne, tutte e tre con le borsette. Danno le carte, prendono il thè, fanno le signore».
Con durezza e cinismo, Sofia cita più avanti le parole della poetessa Silvia Plath: (le bambine) «giocano tranquille. Sembrano noi da piccole. Prima che il letto, il coltello, l’ago di spilla e il balsamo ci inchiodassero in questa parentesi».

Da bambine, le figlie imitano le madri. Quando crescono, invece, è più forte il desiderio di emanciparsi e di differenziarsi da quello che le proprie madri hanno fatto, o forse il desiderio di fare tutto quello che le madri non hanno avuto la possibilità di fare.
Alla fine del primo atto Beatrice racconta di quando sua madre si è suicidata, schiacciata dalla solitudine e dall’infelicità, ma conclude ottimisticamente: «Io penso che cambierà. Tutte le cose che ci fanno soffrire così tanto non ci saranno più. Già noi siamo molto diverse dalle nostre mamme, no?». Questo auspicio è contraddetto all’inizio del secondo atto. Come sua madre, anche Beatrice si è suicidata perché – come dirà la figlia – si è sentita «di non valere niente e per nessuno». Beatrice l’aveva detto: «Forse sono un’idealista». Infatti, la realtà è un’altra.

Nel primo atto è Gabriella a chiedersi: «Come si è rispetto alle proprie madri? Voglio dire… si fanno le stesse cose o le cose contrarie? Io ho fatto tutto l’opposto.» Trent’anni dopo, sua figlia userà parole molto simili: «Io ho fatto l’esatto contrario di quello che ha fatto mia madre. Lei ha rinunciato a suonare, ha aspettato tutta la vita mio padre incazzata che tornava dai suoi viaggi. Io suono, e Mario mi aspetta per tutta la vita che torno dai miei viaggi, incazzata. Cos’è cambiato?».
Ma qualcosa in realtà è cambiato: “noi facciamo quello che vogliamo, nel bene o nel male, ma facciamo quello che vogliamo”, osserva Rossana.
La tesi del film non è, quindi, che le cose non cambiano.  Le cose cambiano, le donne sono più indipendenti ed emancipate, ma ciò non vuol dire che siano meno infelici.