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Femminilità e modernità

Il tema della femminilità e della sua possibilità di conciliarsi con la modernità si presenta con aggressività in uno sfogo di Sofia:

«Perché bisogna soffrire in questo modo? Rinunciare a suonare il pianoforte, sopportare di essere tradite… Ma dov’è la ragione di tutto questo? Non c’è! Noi siamo delle creature primitive, questa è la ragione: abitiamo ancora nelle caverne! (…) Non possiamo diventare moderne. Se diventiamo moderne smettiamo di essere donne. Noi siamo la barbarie del mondo. Facciamo l’esperienza più antica che c’è, le uniche rimaste a contenere un’altra vita. (…) Noi vogliamo essere legate a qualcuno anche se ci strozza! Vogliamo essere di qualcun altro, e non c’è fine, non c’è rimedio!».

Trent’anni dopo sua figlia Rossana è medico e racconta di quando un giorno il marito l’ha vista parlare con i colleghi e ha poi commentato con stupore: «mi ha fatto impressione come parlavi, sembravi un uomo». Da quel momento, dice Rossana, «mi è venuto un desiderio incredibile di avere un bambino. Io volevo essere diversa da lui. Volevo essere incinta. Volevo avere il pancione, volevo essere femmina».
Rossana, donna che per essere moderna ha rinunciato ad aspetti fondamentali della femminilità, desidera quell’esperienza di cui parlava la madre, l’esperienza più antica che c’è: contenere un’altra vita. Esperienza a cui poi deciderà di rinunciare: «curo i bambini degli altri». Come se si dovesse scegliere tra il lavoro e la maternità.