Un cinema delle donne, fatto e interpretato da loro; un cinema sulle donne, con forti personaggi femminili; un cinema per le donne, con omaggi a figure straordinarie.
Il mondo femminile è stata una delle grandi trame dalla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, tenutosi all’Auditorium Parco della Musica dal 27 ottobre al 4 novembre: il tema scelto era “Donne e lavoro”, ma la rappresentazione della donna ha avuto in realtà confini molto più ampi.
Il Festival è stato inaugurato dal film di Luc Besson The Lady, storia dell’attivista birmana Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace, e di suo marito, l’inglese Michael Aris. Una storia d’amore che, nonostante le lunghe separazioni e l’ostilità del regime birmano, resisterà fino alla fine.
A proposito di Nobel per la Pace, il documentario di Stefano Scialotti African Women lo propone per le donne africane: nonostante la stanchezza e l’indignazione, da questa chiassosa e colorata galleria di donne non emerge la rassegnazione, ma un’immagine di gioia, danze e sorrisi.
Dalla Birmania all’Africa, per arrivare a una protagonista femminile a noi più vicina e per questo, forse, più difficile da giudicare: il film di Marina Spada Il mio domani, ambientato a Milano, racconta la vita di Monica, donna manager che si trova a mettere in discussione sia il lavoro sia gli affetti.
Una storia comune, come poteva esserlo la storia raccontata da Cristina Comencini in Quando la notte, che ha fatto molto discutere per aver presentato l’ambivalenza del sentimento di una madre sola con il suo bambino.
Il Festival ha poi presentato il primo film d’autore in 3D, tecnologia finora usata solo per opere d’intrattenimento: Pina, grande omaggio di Wim Wenders a Pina Bausch, ripercorrendo il lavoro di questa coreografa e artefice del teatro-danza.
All’interno del filone tematico “Donne e lavoro”, un altro gruppo di eventi si è posto come laboratorio dell’arte dell’attrice, a partire da due mostre fotografiche: un omaggio a Monica Vitti in occasione del suo ottantesimo compleanno e una celebrazione di Audrey Hepburn nel cinquantesimo anniversario dall’uscita di Colazione da Tiffany.
Tra le pellicole, il film di Simon Curtis su Marylin Monroe, My Week with Marilyn, un omaggio a Laura Betti nel film di Paolo Petrucci, La passione di Laura, e Franca, la prima, il documentario di Sabina Guzzanti in ricordo di Franca Valeri, la prima vera autrice-attrice satirica italiana, che considera proprio la Guzzanti la sua erede: l’incontro tra due artiste che, attraverso la comicità, raccontano le contraddizioni del loro Paese; una nuova idea di femminilità quasi diabolica, comica e spiritosa ma allo stesso tempo pungente e spietata.
Anche Alice nella città, sezione rivolta all’infanzia e all’adolescenza, ha affrontato temi importanti che coinvolgono giovani donne: l’ambizione e la competizione adolescenziale in Butter, di Jim Field Smith, l’accettazione di una maternità non desiderata in La Brindille, di Emmanuelle Millet.
L’adolescenza, nelle sue declinazioni di sessualità e violenza, è anche al centro di due film della sezione Extra: il documentario Girl Model, con una regia a quattro mani di David Redmon e Ashley Sabin, e Turn Me On, Goddammit!, del regista norvegese esordiente Jannicke Systad Jacobsen.
“Mamme, mogli e grandi lavoratrici”
Erano gli anni Settanta quando, in ambiente anglo-americano, si sviluppava una teoria femminista del cinema, con il proposito di mostrare le contraddizioni e di rompere i procedimenti del cinema patriarcale, nel quale la donna era caratterizzata dall’“essere parlata”, piuttosto che dal parlare (per approfondire...).
Anche se tra tutte le figure professionali di un set (registi, direttori della fotografia, montatori, operatori ecc.) prevalgono ancora gli uomini, le donne si stanno facendo spazio nel mondo del cinema, come confermato anche dal concorso indetto dal Centro Sperimentale di Cinematografia, “Il Tempo delle Donne" (per approfondire...).
“Il Tempo delle donne” è anche il titolo di un’altra iniziativa dedicata alla condizione femminile, che si terrà all’Auditorium Parco della Musica di Roma: la sesta edizione delle Lezioni di Storia, avviate nel 2006 (per approfondire...).
Tante immagini e voci femminili che pongono l’accento sul tema della conciliazione tra vita privata e professionale.
In un’intervista al Festival del Film di Roma, la protagonista del film di Pupi Avati Il cuore grande delle ragazze, Micaela Ramazzotti, parla della donna degli anni Trenta rappresentata nel film, suo primo ruolo dopo la nascita del figlio. “Le donne di allora erano mamme e mogli. Noi adesso siamo mamme, mogli e grandi lavoratrici”, commenta.
E sorride.