Gli studi tecnologici e scientifici aprono le porte a una moltitudine di “mestieri” assai interessanti nonché ben retribuiti. Le aziende moderne sono sempre più spesso impegnate nella ricerca di figure professionali con alle spalle percorsi curriculari tecnici; tali profili sono molto richiesti persino in questo momento di grave crisi.
L’iscrizione a una facoltà universitaria a indirizzo tecnico-scientifico può realmente aprire innumerevoli porte, promettendo sbocchi professionali altamente soddisfacenti sotto tutti i punti di vista.
Nonostante le incoraggianti premesse, esistono sostanziali differenze di genere nella scelta di tali percorsi.
Le studentesse immatricolate all’Università affollano prevalentemente corsi di laurea a indirizzo umanistico.
Società, cultura e motivazioni personali scoraggiano spesso le ragazze a intraprendere percorsi di studio tecnico-scientifici conducendo al gender gap, il divario di genere che relega ancora le donne a presenze di nicchia nelle aree scientifiche. Lo scenario odierno delle Università delinea chiaramente che le facoltà scientifiche sono frequentate prevalentemente da ragazzi: la percentuale femminile iscritta a tali corsi non supera mai il 15-20%.
Ma “La” scienza e “La” tecnologia perchè mai non dovrebbero avere l’aspetto di ragazze brillanti, energiche e ambiziose?
Analizziamo qualche dato; confrontando i percorsi accademici di ragazze e ragazzi iscritti a facoltà tecnico-scientifiche emergono importanti spunti di riflessione.
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Settore Chimico-farmaceutico: le laureate superano i laureati (66% vs 34%). Il voto è di media 102,5 contro 100 dei maschi. Dopo 5 anni l’88,5% delle laureate lavora, più della percentuale di occupati maschi.
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Settore Scientifico: le donne si laureano con la stessa media dei maschi (104), ma con un anno di vantaggio. A 5 anni dalla laurea, il 67% di esse lavora.
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Settore Geo-biologico: le laureate sono il 65%. Il voto di laurea è mediamente di 105,6 e le occupate, dopo 5 anni, sono il 66,7%.
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Agraria: le donne si laureano con una media più alta (105 vs 104) e con un certo anticipo (7,6 anni vs 8.2). A 5 anni dalla laurea il 75% di esse lavora.
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Ingegneria: la differenza tra numero di laureate e laureati è eclatante: solo il 19% sono donne. Esse mostrano però risultati migliori dei colleghi maschi (103,5 contro 101) e una maggiore velocità nel laurearsi. Inoltre, il 90% di esse è occupato, dopo 5 anni.
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Medicina: le laureate superano i laureati per numero (57%), media di laurea (108 vs 106) ed età di laurea (27 anni invece di 28). Dopo 5 anni, l’87% delle laureate sta completando la specializzazione.
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Tali dati sfatano il pregiudizio per cui le donne sarebbero meno portate per le materie scientifiche.
In generale, infatti, le studentesse che intraprendono percorsi scientifici o tecnologici si laureano mediamente prima e con risultati migliori rispetto ai colleghi maschi.
Le future laureate in materie scientifiche avranno a disposizione un ampio ventaglio di possibili sbocchi professionali, ancora poco sfruttati!