Schermo bianco alle donne

Dove dà "Schermo bianco alle donne". futuro@lfemminile sostiene l'iniziativa, per promuovere la consapevolezza e la visione positiva delle donne di oggi.

Scorcio di vita reale, una donna che affronta con determinazione un cambiamento necessario, un finale tutto da scrivere, deciso solo dalla protagonista. È questo il messaggio di “Tre Gambe”, il cortometraggio Dove firmato dalla regista Francesca Archibugi, che conclude il progetto “Schermo Bianco alle Donne”. Lo potete trovare sul sito Schermo Bianco alle Donne e sulla pagina ufficiale facebook di Dove.
L’iniziativa, nata come spazio per raccontare quei gesti che ci fanno sentire più belle, si inserisce nel percorso di Dove per liberare il potenziale di tutte le donne, aiutandole a superare gli stereotipi imposti dalla società.
Un approccio sostenuto anche da futuro@lfemminile, che ha raggiunto la regista per farsi raccontare meglio le emozioni e i pensieri che hanno guidato il suo lavoro.

Leggi l’approfondimento dell’incontro sotto il video.
 

 

Incontro con Francesca Archibugi
di Chiara Lucchini

A conclusione del progetto “Schermo bianco alle donne”, il cortometraggio di Francesca Archibugi - intitolato Tre gambe - è stato presentato in conferenza stampa mercoledì 5 ottobre 2011 all’Hotel Ergife di Roma, nell’ambito della giornata inaugurale della W.I.N Conference 2011.

La Women’s International Networking (W.I.N.) è un’organizzazione mondiale creata nel1997 per promuovere e valorizzare le potenzialità professionali e personali delle donne. Tra le iniziative sviluppate nell’ambito dell’organizzazione, ogni anno si tiene la W.I.N. Conference, evento finalizzato a fare incontrare migliaia di donne manager, provenienti da tutto il mondo e impegnate in diversi settori professionali, per confrontarsi e condividere esperienze sulla leadership femminile.

L’edizione 2011 si è tenuta a Roma, dove abbiamo incontrato la regista.

“SCHERMO BIANCO ALLE DONNE”

Da anni, Dove e Unilever sono impegnati nella valorizzazione delle donne, aiutandole a esprimere la propria personalità unica, la propria “bellezza autentica”. Contro le false rappresentazioni delle donne, contro i modelli estetici irraggiungibili cui la società occidentale chiede di uniformarsi e contro gli stereotipi con cui il mondo della comunicazione rappresenta l’universo femminile, nel 2004 nasce la Campagna per la Bellezza Autentica, di cui il progetto “Schermo Bianco alle Donne” rappresenta la naturale evoluzione.

 “Schermo Bianco alle Donne” è inteso quale una sorta contenitore, che si propone di aggregare quelle attitudini e predisposizioni che permettono di vivere il rapporto con sé e il mondo in maniera consapevole e serena. Uno spazio nel quale raccontare in prima persona cosa ci rende quotidianamente belle.

L’iniziativa, articolata in diversi momenti, si è avvalsa del contributo della regista Francesca Archibugi nella terza fase. A seguito dell’indagine artistico-culturale “Quanto Ti Vuoi Bene?” - rivolta nello specifico alle preadolescenti e adolescenti italiane - e del concorso dedicato alle giovani film-maker indipendenti sul tema dello “sguardo femminile sul mondo”, Dove ha coinvolto Francesca Archibugi per tradurre in cortometraggio il racconto della bellezza, raccogliendo i vari contributi delle partecipanti.

Francesca Archibugi racconta di essere stata subito incuriosita dal tentativo di fare una pubblicità diversa dal solito, qualcosa di più interattivo con le consumatrici.

È iniziato così un dialogo diretto sulla Rete, sul sito dedicato al progetto (wwwschermobianco.it): ogni settimana - tra metà marzo e fine giugno - la regista lanciava l’incipit di una storia, invitando le consumatrici a terminarla attraverso il racconto di pensieri, emozioni e piccoli gesti della vita quotidiana.

Questi incipit riguardavano la percezione del proprio corpo di donna (le mani, gli occhi e lo sguardo, parti del corpo amate o meno), le sensazioni di piacere (benessere fisico, momenti d’intimità da dedicare a se stesse), il rapporto con gli altri (invidia verso altre donne, divertimento con gli amici, complimenti che ci fanno sentire belle), e tutti quei gesti che raccontano la bellezza nella quotidianità, in uno sguardo femminile sul mondo.

Per quanto riguarda l’esperienza di scrittura a partire da racconti di altre donne, la regista ha apprezzato questo metodo di lavoro, nel quale ha potuto rielaborare il materiale raccolto in assoluta libertà. Un metodo che, in realtà, si usa sempre quando si scrive, raccogliendo storie dalla vita, dai racconti di altre persone, dalle pagine di un libro o da un altro film che hai visto. Una storia nasce sempre da un contenitore più grande, da cose che entrano in te e che poi tu rielabori, come in questo caso il materiale raccolto sul sito www.schermobianco.it.

Mediato dalla Rete, questo dialogo ha messo in contatto donne di età diverse, ma tutte curiose e desiderose di comunicare con persone che non conoscono, confrontandosi e raccontando se stesse.

TRE GAMBE

A partire da questo dialogo, Francesca Archibugi ha poi scritto la sceneggiatura cercando di ricucire tutti gli spunti raccolti all’interno di un’idea, cercando di individuare il tema più ricorrente, quello in cui tutte le donne possono riconoscersi: la fine di una storia. Una fine vista come appuntamento esistenziale che - spiega la regista - è sempre il punto di partenza per una nuova stagione della vita.

È questo il motivo per cui, sullo schermo nero in chiusura al corto, leggiamo “Fine?” con il punto interrogativo. Un finale aperto, poiché nell’evoluzione di una storia tutto è possibile e nessuna decisione è mai definitiva. Non si sa mai se una storia è finita davvero o se può ricominciare su altre basi: il distacco non esclude mai un possibile ritorno.

Le crisi sono salutari in un rapporto - commenta la regista -, l’importante è non far finta di niente, non fingere che tutto vada bene.

Giovanna, la protagonista del corto, è infatti una donna che vuole affrontare i problemi con il suo compagno senza più mentire, assumendosi le proprie responsabilità, piuttosto che fuggire dai doveri.

Quando il compagno le chiede una spiegazione alla sua decisione di partire, fingendo di non essersi reso conto di nulla, la protagonista risponde: “Dimmelo tu. Non sgattaiolare, non mentire”.

Giovanna è stanca: “No, non mi voglio calmare”.

È il momento di prendere una decisione, non si può più fingere che tutto vada bene e sfuggire dalla realtà.

La valigia è pronta: “Devo chiarirmi le idee, e devo farlo senza di te”, dice lei.

Nella scena successiva, vediamo Giovanna dal parrucchiere, che - forbici in mano - le chiede: “Diversi quanto?”. “Moltissimo. Un’altra”, risponde lei. E sorride.

La fine è rinascita, e quello che potrà succedere non possiamo saperlo.

È solo un inizio.